Le leggi del desiderio

da | 14 Dic, 2021 | crescita personale

Che cos’è il desiderio?

I desideri sono quelle motivazioni che ci spingono ad avvicinarci a determinati stimoli nel nostro ambiente, utilizzare un comportamento e impegnarci in attività al fine di ottenere un piacere immediato, incluso il sollievo dal disagio (vedi Hoffmann & Nordgren, 2015, introduzione).

Sono desideri anche quelli indotti da uno stato di bisogno fisiologico, come cibo, alcol, sesso o riposo, nonché quelli acquisiti attraverso una storia di apprendimento per rinforzo, come nel caso delle droghe, della dipendenza dai media o dal gioco, fino all’acquisto compulsivo (Hofmann & Kotabe, 2013). 

Desideri e Amore: è solo questione di chimica?

Come le emozioni, i desideri sono fenomeni sfaccettati che combinano componenti affettive, motivazionali e cognitive. Sono loro a dirci che un oggetto, una persona o un’attività è importante e fa parte dei nostri obiettivi e del nostro futuro.

Partendo da una prospettiva neuropsicologica, vediamo che sono innegabilmente fondamentali fattori di chimica organica. Il desiderio ha origine in sistemi neurali in gran parte sottocorticali, che includono proiezioni mesolimbiche della dopamina (Berridge et al., 2009; Peciña & Berridge, 2005). Ma questo interessa a pochi e, naturalmente, non è così semplice, altrimenti non saremmo che macchine che reagiscono a degli impulsi: invece siamo esseri umani. In tutto e per tutto.

Pensieri invadenti e pensieri distorti

Desiderare significa voler avere o fare qualcosa al fine di procurarci piacere (o ridurre il disagio, aumentando il nostro comfort).  Quando un alcolista brama un bicchiere di whisky, quello che in realtà sta desiderando è la riduzione dell’angoscia, compresa l’angoscia causata dalla dipendenza.

Quindi il desiderio ci spinge ad avvicinarci e consumare le cose attraverso la promessa, più o meno esplicita, di piacere o sollievo.

Accanto alle componenti chimiche,  affettive e motivazionali, il desiderio ha anche una importante componente cognitiva. Secondo Kavanagh, Andrade e May (2015), chi desidera è preda di pensieri invadenti sull’oggetto del desiderio. Questi pensieri comprendono le aspettative sulle conseguenze dell’attuazione del desiderio (cosa succederà quando il desiderio sarà stato soddisfatto?) e la fattibilità del raggiungimento dell’oggetto desiderato (riuscirò a farlo? In che modo riuscirò a farlo?). Non solo: mentre si pone domande, la mente simula “visivamente”, nella fantasia, la soddisfazione del desiderio. Dà vita a un vero e proprio film. Tale film mentale può essere piuttosto distorto e lontano dalla realtà (vedi anche de Ridder, de Witt Huberts, & Evers, 2015).  Più i desideri sono intensi, più i pensieri sono distorti. (Kavanagh et al., 2005).

Quando una persona elabora mentalmente il film di un suo desiderio, la forza dello stesso può a sua volta aumentare, poiché vengono usate ancora più risorse mentali e vengono innescate più elaborazioni.

Il desiderio diventa ossessione.

La dinamica del desiderio

Quello di cui abbiamo appena parlato può spiegare perché il desiderio, a volte, si intensifica a tal punto che i nostri obiettivi vengono svuotati di significato e perché possiamo arrivare a comportamenti rovinosi, come nel caso delle dipendenze  (Hofmann, Friese, Schmeichel e Baddeley, 2011; Hofmann & Van Dillen, 2012; Kavanagh et al., 2005).

RIFERIMENTO BIBLIOGRAFICO

The Psychology of Desire, 2015, a cura di Wilhelm Hofmann e Loran F. Nordgren

scritto da

Marzia Menotti

Marzia Menotti

Psicologa Psicoterapeuta

Amo aiutare le persone a coltivare la consapevolezza e l’amore per se stessi,  vivere nel presente e trasformare le crisi in occasioni di conoscenza di sè.

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